A zonzo nel Down Under

Diario di un viaggio in Oceania

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Cairns

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Primo giorno a Cairns, alloggio al Reef Palms Motel, un motel a gestione familiare molto carino e tranquillo un po’ fuori dal centro della città. Anche oggi piove a catinelle, ne aprofitto per dedicare la mattinata a faccende quali il bucato e un po’ di backup di video e fotografie.

Finalmente nel pomeriggio smette di piovere e sotto un cielo ancora grigio mi incammino lungo la Esplanade (l’equivalente del nostro lungomare) e dopo una buona mezzoretta di cammino arrivo in centro a Cairns. Le spiagge di Cairns sono fangose (per via delle maree) ed infestate di meduse e coccodrilli per cui fare il bagno nell’oceano è completamente fuori discussione, per questa ragione l’Esplanade è stata concepita come una grande “pista da gioco” dove, oltre alla camminata ci sono piste ciclabili, aree per i giochi dei bambini, aree per il barbeque, impianti per skaters ed una vascona sabbiosa artificiale piena di acqua di mare, il tutto è gratuito, aperto al pubblico, accessibile da chiunque e corredato di servizi (bagni, docce, etc).

La mia visita nel centro di Cairns ha uno scopo ben preciso: trovare una crociera per sub di buona qualità che parta domani. L’ultima serata ad Alice Springs ho conosciuto una coppia di sub di Salisburgo che sta facendo il giro del mondo e mi hanno raccomandato di non farmi scappare una crociera per amanti del diving nella Grande Barriera Corallina.

Mi fiondo quindi nell’ufficio informazioni turistiche e dopo un attento studio delle varie offerte scelgo una crociera di tre giorni sulla barca della Pro Dive Cairns, la signora del centro informazioni riesce ad ottenere un decente sconticino ed a infilare nel pacchetto anche il corso Advenced per il  mio brevetto PADI, unico neo le previsioni del tempo, sono pessime per tutta la settimana!

Cairns via Ayers Rock

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Gli effetti della nube di cenere del vulcano islandese hanno avuto qualche piccola ripercussione anche qua, dall’altra parte del globo, ragion per cui il volo che da Alice Springs mi avrebbe dovuto portare diritto a Cairns ha subito un cambiamento di rotta ed è stato deviato su  Ayers Rock per poi proseguire per Cairns con un’ora e mezza di ritardo.  Normalmente un fatto del genere viene visto da chi vola come una una enorme seccatura ma io questa la considero una opportunità:  poco dopo l’ora del tramonto l’aereo è passato sopra ad Uluru ed ho visto “la roccia” dall’alto con il tramonto, alla faccia ti tutti quelli che spendono centinaia di dollari per il giro in elicottero (per fortuna sono riuscito ad accattarmi un posto finestrino)!

Arrivo a Cairns, piove che Dio la manda, sono alle 10 di sera passate e la reception del motel che ho prenotato è già chiusa, la mia chiave è dentro una cassaforte ma il codice che mi hanno dato per aprirla non funziona, ho dovuto tirare giù dal letto la “night caretaker”, non riesce ad aprire la cassaforte nemmeno lei, per fortuna siamo in bassa stagione e mi assegna al volo un’altra stanza, per un attimo ho temuto di dover passare la notte sotto la veranda!

Outback Tour

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Ore 6:05 del mattino: il pulmino di Adventure Tours Australia mi preleva all’Hotel di Alice Springs, al suo interno poche persone dalle facce assonnate, la nostra guida si chiama Miles è un simpatico “Country Boy”, grande e grosso che indossa il tipico cappello Akubra a tesa larga, mi appioppa subito il compito di traduttore inglese-francese per una signora che partecipa al tour e ha grosse difficoltà con l’inglese…. cominciamo alla grande! il mio francese ha decenni di ruggine ma riesco comunque a farmi capire.
Dopo una mezzoretta di giro tra vari hotel e ostelli per prelevare il resto del gruppo e aver sbrigato un po’ di formalità nell’ufficio del tour operator si parte in direzione Sud-Est con destinazione Kata-Tjuta, 365 Km di strade praticamente deserte nel mezzo del bush australiano per un totale di quasi 4 ore e mezza di guida.
Prima fermata in una “Camel farm”, un allevamento di cammelli dove, oltre alla sosta tattica per bisognini e caffè, chi vuole può farsi un giretto a pagamento su un cammello, no grazie! Ho già provato l’ebrezza del cammello in Egitto e non mi ha per nulla entusiasmato, qua dovrei pure pagare! Vado a bermi quello che qua chiamano un caffè al bar della fattoria, bleah! forse era meglio fare il giro sul cammello!
I cammelli non sono una specie nativa dell’Australia, furono introdotti senza successo per la prima volta nel 1840 e poi con successo nel 1860, le loro caratteristiche ne facevano l’animale ideale per le spedizioni ed il trasporto di merci nel deserto australiano ma con l’avvento dei treni e delle automobili il loro ruolo venne meno, il governo chiese quindi agli allevatori di abbatterli in quanto animali non nativi, gli allevatori non se la sentirono e li lasciarono andare liberi nel deserto, risultato: attualmente si stima cha ci sia più di un milione di cammelli selvatici che gira liberamente per il bush australiano provocando gravi danni all’ecosistema. Di tanto in tanto qualcuno per divertirsi organizza sessioni di caccia al cammello dagli elicotteri ed abbattono centinaia di cammelli . Malgrado questo sport, stando a quanto ci racconta Miles, i cammelli rappresentano tuttora un grosso problema per l’ecosistema del bush australiano.
La sosta successiva è a Yulara al campeggio permanente dove passeremo la notte, qua scarichiamo bagagli e vettovaglie e prepariamo un veloce pranzo.

Kata-Tjuta

Kata-Tjuta

Nel primo pomeriggio giungiamo finalmente al parco nazionale di Kata-Tjuta i cui proprietari tradizionali sono gli aborigeni Anangu, ai quali il governo australiano ha formalmente riconsegnato il territorio nel 1985. Dal 1987 il parco nazionale di Kata-Tjuta con le sue formazioni rocciose di Uluru e dei Monti Olga è uno dei luoghi Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Kata-Tjuta - Valley of the Winds

Kata-Tjuta - Valley of the Winds

La nostra prima visita si snoda sul percorso della “Valley of the Winds”, un sentiero di 7 Km e mezzo tra le 36 formazioni rocciose a forma di cupole di Kata-Tjuta (o Monti Olgas). Kata-Tjuta è un luogo sacro per gli aborigeni ed ha per loro una grande importanza spirituale, qui vengono ancora tenute alcune cerimonie aborigene e le leggende e le storie su questo luogo vengono passate di generazione in generazione ed è vietato condividerle, motivo per cui al di fuori della comunità aborigena la conoscenza del significato di questi luoghi è solamente superficiale.
Il sole picchia forte ed il continuo ronzare degli insetti intorno alla faccia è una grossa seccatura ma percorrere questo sentiero che di snoda tra alcune delle cupole di Kata-tjuta e offre alcuni punti panoramici veramente mozzafiato ne vale certamante la pena.
Non tutti i percorsi tra le cupole sono visitabili, molti luoghi sono considerati sacri dagli Anangu e non sono nè visitabili nè fotografabili, chi viene beccato ad uscire fuori dal percorso tracciato incorre in salatissime multe.
Terminata la visita alla Valley of the Winds tutti di nuovo pullman e via di corsa verso Uluru, bisogna arrivare in tempo per il tramonto!
Uluru (noto anche con il nome di Ayers Rock) è un monolite roccioso di arenaria rossa isolato nel mezzo del deserto australiano famoso in tutto il mondo per la varietà di colori che assume nelle diverse fasi della giornata quando la luce del sole la colpisce con diferenti angolazioni. Il suo punto più alto misura 348 metri ed ha una circonferenza di quasi 9 chilometri e mezzo, anch’esso è un luogo sacro nella tradizione degli Anangu, prima che diventasse un attrazione turistica era il teatro delle cerimonie di iniziazione all’età adulta dei maschi aborigeni; in alcune parti della montagna dove gli uomini Anangu praticavano alcuni rituali l’accesso alle donne aborigene è vietato ed addirittura vietato ai turisti fotografere queste zone per evitare che le donne aborigene le possano vedere su qualche libro o cartolina.

Uluru al tramonto

Uluru al tramonto

Miles guida a rotta di collo e riusciamo ad arrivare al punto panoramico poco prima del tramonto, qua è strapieno di turisti, moltissimi giapponese che scendono da grossi pullman con in mano calici di champagne per brindare al tramonto, noi che siamo più rozzi brindiamo con del vino bianco australiano in tazze di plastica accompagnato da dei salatini. Il tramonto è veramente spettacolare, a mano a mano che il sole scende la roccia assume tonalità di colore diverse e, sebbene sia pieno di gente, l’atmosfera ha un che di magico e speciale.
Calata la sera ritorniamo al campo dove prepariamo la cena: bistecconi di canguro e di emu, salsiccie di cammello e coleslaw, una volta ripulito tutto e lavate le stoviglie tutti a nanna, domattina la sveglia suonerà alle 5:15 per vedere Uluru al sorgere del sole!

Uluru all'alba

uluru all'alba

Uluru all’alba è spettacolare tanto quanto al tramonto, le variazioni di colore nella roccia a mano a mano che il sole sale sull’orizzonte sono emozionanti, peccato che le foto non rendono giustizia a questo spettacolo (come mi manca la mia Nikon D700….); questa volta siamo tra i primi ad arrivare e c’è molta meno gente rispetto a ieri, probabilmente sono ancora tutti a letto a smaltire i fumi dello champagne della sera prima!
Passata l’alba ci spostiamo alla base del perimetro di Uluru dove parte un sentiero che percorre tutta la circonferenza della roccia, lungo la camminata si possono osservare alcune pitture aborigene nella roccia che, come ci fa notare Miles, non sono artistiche bensì educative, sono cioè disegni pitturati sulla roccia nei luoghi delle cerimonie per insegnare ai futuri uomini le leggende che si tramandano di generazione in generazione.
Dal punto di partenza del sentiero della “base walk” parte anche una strada ferrata con la quale è possibile scalare Uluru ed arrivare in cima, alla base della strada ferrata c’è un cartello in cui gli aborigeni, nel rispetto della forte sacralità che questo luogo ha per loro, chiedono ai visitatori di non scalare Uluru. Ebbene, è tristissimo vedere in quanti se ne fottono allegramente e si scalano questi trecento e rotti metri di dislivello come se affrontassero l’Everest! Ma se non volete che la gente scala la montagna, perchè ci avete messo una strada ferrata? La risposta è perchè ci sono turisti, soprattutto giapponesi, che spendono migliaia di dollari per venire ad Uluru solo per farsi la scalatina e non ci si può permettere di perdere questo importante flusso turistico, business is business! E il rispetto va a farsi fottere! Non ho parole, questa cosa mi ha lasciato veramente l’amaro in bocca. Se volete scalare venite sulle nostre Alpi, lì non offendete nessuno, solo che il dislivello non è di 300 metri e vi dovete fare un culo così!
Il pomeriggio è dedicato allo spostamento verso il Watarraka National Park, altri 300 e passa chilometri in mezzo al deserto che ci portano al secondo campo dove pernotteremo questa sera. Lungo la strada ci fermiamo a raccogliere legna per il fuoco.
La seconda notte di campeggio dopo cena abbiamo acceso un gran fuoco e ho deciso di dormire all’aperto dentro una swag, è stata una delle esperienze più belle della mia vita, ero sotto al più bel cielo stellato che abbia mai visto, la via lattea con così tante stelle era superba, uno spettacolo indimenticabile! Abbiamo passato ore a cercare ed identificare stelle e pianeti (con l’aiutino dell’applicazione SkyVoyager sul mio iPod :-) )
Anche la mattina del terzo giorno comincia alle 5, per uno come me che ha il cronotipo di un gufo la cosa è alquanto devastante, sono 4 giorni che mi alzo all’alba e chi mi conosce sa bene che non si addice ala mia natura, il fuoco è rimasto acceso tutta notte, facciamo colazione, sbaracchiamo il campo e partiamo per Kings Canyon.

Kings Kanyon - Il giardino dell'Eden

Kings Kanyon - Il giardino dell'Eden

Il Kings Canyon si trova all’interno del Watarraka National Park, anch’esso è un luogo sacro per gli aborigeni ed è vietato ai turisti uscire dai percorsi tracciati nei sentieri. Il percorso del Kings canyon è lungo 6 km e comincia subito con una ripida salita che le guide chiamano “Heart Attack Hill” che porta sulla cima da cui parte un sentiero che costeggia il bordo del canyon. A circa metà strada una deviazione porta al “Giardino dell’Eden”, una bellissima pozza d’acqua circondata da una rigogliosa vegetazione. Le pareti del canyon si alzano per 300 metri sopra una gola da cui si aprono della viste spettacolari sul bush circostante e sulle basse cupole di arenaria che lo circondano. Alcune scene del del famoso film australiano “Priscila la regina del deserto” sono state girate proprio qui nel Kings Canyon.
Dopo pranzo ci si rimette in strada, ci aspettano 470 Km per percorrere la via del ritorno verso Alice Springs dove concluderemo il tour passando tutti insieme una allegra serata all Annie’s Place a base di birra d fish & chips.
La giornata successiva la passo ad Alice Springs, mi alzo tardissimo e mi rigenero con una bella doccia hollywoodiana (lunghissima e caldissima) ed un sostanzioso brunch. Il mio aereo parte alle 17 e ammazzo il tempo girellando per Alice springs con una bicicletta a noleggio.
Questo tour dell’Outback australiano è stata una esperienza bellissima, che consiglio a chiunque visiti l’Australia, l’organizzazione di Adventure Tours Australia mi ha molto soddisfatto, sono stato contento di aver scelto loro in quanto i loro tour sono per piccoli gruppi, non sono per niente sofisticati (… vedasi i giapponesi con lo champagne….) e rendono l’esperienza dell’Outback ancora più profonda.

Il Thorny Devil

Il Thorny Devil

Un grosso grazie a Miles, la nostra guida che si è rivelato una preparatissima fonte di notizie sui luoghi che abbiamo visitato e sulla cultura aborigena, un ottimo cuoco, un bravo guidatore ed un naturalista sfegatato, tanto da inchiodare il bus in mezzo alla strada per scendere di corsa a raccattare un Thorny Devil che attraversava la strada prima che qualche altro mezzo di passaggio lo spiaccicasse sull’asfalto.

Alice Springs

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Sveglia all’alba per prendere la navetta delle 6 per l’aereoporto di Melbourne dove mi aspetta un volo interno con destinazione Alice Springs, da qui partirò con un tour di tre giorni che mi porterà a visitare i tre luoghi più famosi dell’Outback australiano: Uluru, Kata-Tjuta e il Kings Canyon.
Dopo quasi tre ore di viaggio il Boeing 737 della Quantas atterra puntuale ad Alice Springs, sono nel centro geografico dell’Australia, intorno non c’è altro che deserto, il cielo è nuvoloso e la temperatura è di quasi trenta gradi, il clima secco di queste parti rende il caldo perfettamante sopportabile.

Alice Springs - Vista da Anzac Hill

Alice Springs - Vista da Anzac Hill

Nel 1861 John McDouall Stuart intraprese una spedizione nel centro dell’Australia volta a tracciare una rotta per la stesura della linea del telegrafo tra Adelaide a Darwin e nel territorio della attuale Alice Springs stabilì il sito per la costruzione della stazione telegrafica con un ripetitore. La linea del telegrafo fu completata nel 1872 e la stazione del telegrafo fu il primo insediamento permanente, che si espanse nella fine degli anni 1880 con la corsa all’oro.
Alice Springs, sebbene sia un piccolo centro di circa 28000 abitanti (di cui circa il 17% sono Aborigeni), è un importante hub turistico e funge inoltre da centro servizi per le comunità di allevatori e minatori della regione circostante, è servita da un aereoporto, dalla ferrovia e dalla Stuart Highway che collegano Adelaide con Darwin.

Il tour partirà domani all’alba, mi sistemo in albergo e dedico il pomeriggio alla visita della città. Comincio dalla Todd Mall, il “corso” di Alice Springs dove ci sono negozi di souvenir, locali e gallerie d’arte che vendono a prezzi allucinanti didjeridoo, manufatti e dipinti di artisti aborigeni.

Il memoriale ai caduti di Anzac Hill ad Alice Springs

Anzac Hill - Monumento ai caduti

La mia passeggiata prosegue fino alla cima di Anzac Hill, una collinetta da cui si domina Alice Springs e sulla cui sommità si erge l’ormai onnipresente monumento in memoria dei militari delle forze congiunte di Australia e Nuova Zelanda che combatterono nelle due guerre mondiali. Concludo il mio giro alla vecchia stazione del telegrafo che è stata convertita in un museo dove naturalmente trovo le porte sbarrate, sono arrivato oltre l’orario di chiusura, ho passato troppo tempo a godermi il sole sulle panchine di Anzac Hill!
La giornata si conclude con una cena alla Overlanders Steakhouse come prima portata ho scelto un piatto di assaggi di carne di coccodrillo, canguro, cammello ed emu, mi sono piaciuti tutti e quattro i tipi di carne, il mio preferito è stato il vol-au-vent ripieno di coccodrillo, lo ho trovato molto tenero e saporito e no, non sa di pollo, assolutamante no! La bistecca di Emu è stata la pietanza meno esaltante, la ho trovata un po’ troppo fibrosa e di un sapore strano, gradevole ma strano. Il cammello era veramente buono, tenero e gustoso, il canguro mi piaciuto pure lui, ma lo avevo già assaggiato molti anni fa al Kirribilly, un pub australiano della Milano dei tempi che furono. Finiti gli assaggini mi sono divorato una T-bone da 7 etti bella al sangue come piace a me, il tutto naturalmente annaffiato da una ottima birra bionea australiana! Ora posso affrontare i prossimi tre giorni di vita in campeggio con lo stomaco ben pieno!

Australia

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Alba su Melbourne vista dall'aereo

Alba su Melbourne vista dall'aereo

Il volo da Singapore a Melbourne è stato un bijoux, le sette ore di viaggio sono passate senza che nemmeno me ne accorgessi, mi hanno tenuto compagnia la lettura dell’ultimo libro di Camilleri e la visione di Avatar (per la terza volta, ma questa volta me lo sono visto in inglese). Questo volo non era pieno ed ho avuto tutta la fila di poltrone a mia disposizione, mi sono potuto spaparanzare a dovere!

Al mio arrivo Melbourne è ricoperta da una spessa coltre di nubi e la temperatura è di 23°, ho spostato le lancette dell’orologio avanti di altre 2 ore, anche se domani qua ci sarà il passaggio all’ora legale e dovrò rimettere indietro di un ora le lancette.

Nuvole sopra Melbourne viste dall'aereo

Nuvole sopra Melbourne viste dall'aereo

Sbrigate le formalità del controllo passaporto e del ritiro bagagli, all’aereoporto c’erano il Berni ed Elizabeth ad aspettarmi,  abbiamo caricato i bagagli in auto e siamo subito partiti alla volta di Ocean Grove, la località dove abitano.

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