A zonzo nel Down Under

Diario di un viaggio in Oceania

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East Coast in Camper

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Ritornato a Cairns ho noleggiato un camper, nei prossimi 15 giorni ho in programma di percorrere la costa Est da Cairns fino a Sydney e mi è venuto il grillo di provare l’esperienza del campeggio.
Premesso che non ho mai campeggiato in vita mia e volevo stare comodo, la mia scelta è ricaduta su un camper a 2 letti dotato di doccia e toilette, mi sono presentato all’ufficio noleggi della Britz dove, dopo aver violentato la mia carta di credito, mi hanno appioppato un furgone Mercedes da 3000 cc, lungo più di 7 metri che beve diesel come un assetato, è comunque dotato di tutto il necessario per la vita da campeggio, gli manca solo l’ingresso per l’iPod ma in qualche maniera rimedierò!

Il malefico camper...

Il malefico camper...

Dopo aver visto il DVD con le istruzioni per l’uso della mia nuova casa viaggiante mi consegnano il mezzo e comincia il mio lungo viaggio verso Sydney.
Dopo più di 3300 Km, 393 litri di Diesel, 11 campeggi, 1 notte dormita in una piazzola in autostrada, quasi 10 giorni di pioggia e innumerevoli ore di guida arrivo sano e salvo a Sydney.
In questi 14 giorni ho fatto tappa a Mission Beach, Townsville, Bowen, Airlie Beach, Yeppoon, Hervey Bay, Torquay, Yamba, South West Rocks ed Harrington, ho visto spiagge bellissime. Ad Airlie Beach mi sono fermato due giorni ed ho fatto una escursione in barca alle Whitsunday Islands, il tour è organizzato da ReefJet e prevede anche una immersione. Il giorno dell’uscita in barca il tempo è brutto e appena leviamo l’ancora comincia a piovere, il cielo è plumbeo e quando arriviamo sulla bellissima spiaggia della Whitsunday Island l’atmosfera è rovinata dal grigiore delle minacciose nubi che ci sovrastano, spero che almeno sott’acqua, dove se piove non importa, l’esperienza sia più gratificante…. le mie speranze sono vane: indossiamo muta e bombole e ci caliamo in acqua dove la visibilità è veramente pessima c’è tantissima sospensione e non si vede un accidente, una volta lasciata la corda di discesa non riesci nemmeno a vedere il tuo compagno che ti sta a fianco, risaliamo in superficie e proviamo a farci trainare dal tender in un’altro punto un po’ più vicino alla costa e scendiamo di nuovo, peggio di prima, dopo una ventina di minuti di annaspamenti decidiamo che non è cosa e ritorniamo in barca con la coda tra le gambe…. ca va sans dir che per l’occasione avevo noleggiato una fotocamera subacquea con la quale non ho fatto nemmeno uno scatto, 50$ buttati al vento (senza parlare della spesa per l’immersione…), mi è rimasta una scheda SD da 2GB pietosamente vuota (con le fotocamere subacquee sto avendo una gran sfiga!). Non sono mai stato così deluso, al mio ritorno in barca dopo l’immersione avevo una espressione da cane bastonato, meno male che Angela e Katia con la loro simpatia mi hanno tirato su il morale hanno fatto sì che la giornata non sia stata sprecata, grazie ragazze!
Tirando le somme, l’esperienza in camper è stata irripetibile, nel senso che non lo farò mai più. I motivi sono vari:
1) Il camper è maledettamente costoso: il noleggio mi è costato una fortuna (ok, ho esagerato scegliendo quello dotato di cesso e doccia, mea culpa, ciò non toglie che noleggiare il camper per una sola persona non è assolutamente conveniente)
2) Campeggiare in solitario è uno sbattimento incredibile, le seguenti azioni si ripetevano immancabilmente ogni giornata:

- Svegliati ed alzati;
- Apri tutte le tende;
- Smonta il letto;
- Prepara la colazione;
- Monta il tavolo e goditi la colazione;
- Sparecchia;
- Smonta il tavolo;
- Lava i piatti della colazione;
- Metti in ordine, ogni cosa nel suo scomparto per evitare che scorrazzi per tutto il camper mentre guidi;
- Stacca la corrente;
- Riempi il serbatoio dell’acqua e poi stacca la canna dal rubinetto;
- Svuota e Stacca lo scarico delle acque grigie;
- Svuota la fossa biologica (o come diavolo si chiama);
- Chiudi la bombola del gas;
- Butta la spazzatura;
- Assicurati che tutti i cassetti e i vani siano chiusi con il blocco per evitare che si aprano mentre guidi e spargano il loro contenuto per tutto il camper;
- Guida la tua razione di strada quotidiana….. devi arrivare a Sydney, sono più di 2700Km e in Australia il limite di velocità nelle autostrade è di 100 Km/h con rari tratti in cui ti lasciano andare alla folle velocità di 110 Km/h con cartelli dappertutto che ti intimano di andare piano, che ti ricordano che la polizia ti osserva e che il governo del Queensland ha speso parecchi soldi dei contribuienti per installare telecamere dove meno te lo aspetti;
- Fermati da qualche parte e fatti un sandwich per pranzo;
- Metti in ordine, ogni cosa nel suo scomparto…
- Assicurati che tutti i cassetti e i vani che hai aperto per farti il sandwich siano chiusi…
- Riprendi a guidare;
- Cerca un campeggio (qua alle 17:30 comincia a fare buio e alle 18:00 tutti chiudono baracca, ragion per cui una notte ho dormito in autostrada…);
- Paga il campeggio;
- Cerca la tua piazzola
- Parcheggia il camper ed assicurati che sia “in bolla” altrimenti l’acqua non scende dagli scarichi;
- Attaccati alla corrente;
- Attacca il tubo dell’acqua;
- Attacca lo scarico dell’acqua;
- Apri la bombola del gas;
- Preparara la cena;
- Monta il tavolo e goditi la cena;
- Sparecchia;
- Smonta il tavolo;
- Lava i piatti;
- Rimetti ogni cosa al suo posto;
- Monta il letto;
- Doccia;
- Chiudi tutte le tende;
- Dormi bene che domani si ricomincia da capo! E se per caso hai lasciato i finestrini aperti per goderti la brezza serale dell’oceano, prega il Signore che non siano entrate le zanzare, una notte mi hanno letteralmente mangiato vivo!
3) Una volta che sei arrivato in campeggio ed hai sistemato il camper, lo devi lasciare lì, se vuoi andare a farti un giro “in town” per berti una birra e vedere un po’ di gente o ci vai a piedi o in autostop!
4) Ha piovuto per 3/4 del tempo ed ovviamente il sole usciva nelle giornate in cui avevo pianificato di guidare!
5) in questa stagione i campeggi sono semivuoti, se ti va bene incontri coppie di pensionati che girano l’Australia in roulotte, se vogliamo vederne il lato positivo, il campeggio è tranqullissimo e di notte si dorme benissimo, non vola una mosca (zanzare permettendo!)

Vi giuro che dopo la prima settimana non vedevo l’ora di restituire il malefico camper! No! Decisamente non è vacanza! Mai più in camper da solo! La vita del campeggiatore non fa per me!

Great Barrier Reef

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All’alba di un’altra uggiosa giornata mi imbarco sulla ScubaPro II, la barca che mi porterà in crociera sulla Grande Barriera Corallina per i prossimi tre giorni, piove ancora a dirotto ed il capitano ci annuncia che il mare è piuttosto mosso e la navigazione verso il reef sarà piuttosto movimentata. A bordo siamo circa una trentina di passeggeri e 5 membri dell’equipaggio, la maggior parte di noi è qui per prendere il brevetto PADI Open Water, nel corso Advanced siamo io e Tom, un ragazzo di Atlanta, mentre il nostro istruttore sarà Tim.
Prendiamo il largo mentre lo skipper ci intrattiene con il noioso ma necessario briefing sulla sicurezza e ci assegna le cabine mentre Max il cuoco è già all’opera con pentole e coltelli. Il programma è abbastanza fitto: oggi getteremo l’ancora al Millin Reef dove faremo 3 immersioni diurne ed una notturna, domani ci trasferiremo al Flynn Reef dove faremo altre 4 immersioni e dopodomani, sempre al Flynn Reef altre tre immersioni dopodichè leveremo l’ancora per rientrare a Cairns.

Arcobaleno dal ponte della ScubaPro II

Arcobaleno dal ponte della ScubaPro II

La Grande Barriera Corallina è una delle sette meraviglie del mondo naturale, i suoi coralli ne fanno l’organismo vivente più grande del mondo, si estende per 2300 Km da nord di Bundaberg fino al Torres Strait ed è visible dallo spazio, il suo punto più largo misura 80 Km. Il suo ecosistema comprende 30 specie di balene e delfini, sei specie di tartarughe marine, 125 specie di squali e trigoni, 1500 specie di pesci, 15 specie di piante acquatiche, 800 echinodermi, 400 tipi di coralli, 5000 razze di molluschi, 500 varietà di alghe, 200 specie di uccelli, 49 specie di pesci ago e 9 specie di cavallucci marini.
Questo meraviglioso e caleidoscopico organismo vivente deve lottare contro le tre grandi minacce che mettono a repentaglio la sua sopravvivenza: inquinamento, pesca intensiva e riscaldamento globale, per prevenire la scomparsa della Grande Barriera Corallina nel 1975 il governo australiano ed il governo del Queensland hanno istituito il Great Barrier Reef Coast Marine Park per vietare alcune attività ed assicurarsi che la Barriera Corallina venga utilizzata in maniera sostenibile garantendone la protezione e la conservazione.

Tramonto sulla Grande Barriera Corallina

Tramonto sulla Grande Barriera Corallina

Immergersi nella Grande Barriera Corallina è stata una esperienza indimenticabile, le distese di corallo sono enormi, variopinte ed abitate da una miriade di pesci coloratissimi di ogni dimensione, ogni immersione è diversa dalle altre e riserva una sorpresa, ho visto molti pesci pagliaccio (Nemo) nuotare tra i tentacoli dei loro anemoni, tartarughe, mante, squali pinna bianca, branchi di cernie, e delle tridacne giganti bellissime. Le immersioni notturne sono state veramente affascinanti, non me le aspettavo così belle, essere là sotto col buio è tutta un’altra esperienza e si ha la possibilità di osservare la vita sottomarina come non la si può vedere di giorno, i pesci pasteggiano, i coralli prendono vita, le tartarughe dormono nascoste sotto le rocce e gli squali sono a caccia e bisogna credere a quello che dice il nostro capo-istruttore: “Sharks are friends!”, saranno anche amici ma quando nel buio ne intravedi uno che comincia a girarti intorno fa un certo effetto!

Rientro in porto a Cairns

Rientro in porto a Cairns

Sebbene la pioggia e le nuvole non ci abbiano mai dato pace fino a poco prima del nostro rientro a Cairns, questa mini-crociera è stata una fantastica esperienza, la vita a bordo è stata spassosa, sono stato in buona compagnia, il team della Pro Dive si è rivelato capace, preparato, cortese, disponibile e molto simpatico. Sono contento di aver fatto l’upgrade ad Advanced del mio brevetto PADI in uno dei mari più belli del mondo, adesso potrò scendere fino a 30 metri, non vedo l’ora di provare ad immergermi in qualche relitto, ho sentito dire che lunbgo la costa est dell’australia ce ne sono parecchi.
La crociera si è conclusa ritrovandoci tutti al Rattle and Hum per bere una birra in compagnia e già che c’eravamo, per festeggiare il mio compleanno!
Perdonatemi per la scarsità di fotografie legate a questo post ma fuori dall’acqua il tempo era brutto e l’unica volta che ho noleggiato la macchina fotografica subacquea mi hanno rifilato una macchina con le batterie scariche, dopo pochi scatti mi ha dato il due di picche (che sfiga!) e i pochi scatti che ho fatto sono stati masterizzati su un CD-ROM che non posso leggere con il mio netbook.

Cairns

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Primo giorno a Cairns, alloggio al Reef Palms Motel, un motel a gestione familiare molto carino e tranquillo un po’ fuori dal centro della città. Anche oggi piove a catinelle, ne aprofitto per dedicare la mattinata a faccende quali il bucato e un po’ di backup di video e fotografie.

Finalmente nel pomeriggio smette di piovere e sotto un cielo ancora grigio mi incammino lungo la Esplanade (l’equivalente del nostro lungomare) e dopo una buona mezzoretta di cammino arrivo in centro a Cairns. Le spiagge di Cairns sono fangose (per via delle maree) ed infestate di meduse e coccodrilli per cui fare il bagno nell’oceano è completamente fuori discussione, per questa ragione l’Esplanade è stata concepita come una grande “pista da gioco” dove, oltre alla camminata ci sono piste ciclabili, aree per i giochi dei bambini, aree per il barbeque, impianti per skaters ed una vascona sabbiosa artificiale piena di acqua di mare, il tutto è gratuito, aperto al pubblico, accessibile da chiunque e corredato di servizi (bagni, docce, etc).

La mia visita nel centro di Cairns ha uno scopo ben preciso: trovare una crociera per sub di buona qualità che parta domani. L’ultima serata ad Alice Springs ho conosciuto una coppia di sub di Salisburgo che sta facendo il giro del mondo e mi hanno raccomandato di non farmi scappare una crociera per amanti del diving nella Grande Barriera Corallina.

Mi fiondo quindi nell’ufficio informazioni turistiche e dopo un attento studio delle varie offerte scelgo una crociera di tre giorni sulla barca della Pro Dive Cairns, la signora del centro informazioni riesce ad ottenere un decente sconticino ed a infilare nel pacchetto anche il corso Advenced per il  mio brevetto PADI, unico neo le previsioni del tempo, sono pessime per tutta la settimana!

Cairns via Ayers Rock

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Gli effetti della nube di cenere del vulcano islandese hanno avuto qualche piccola ripercussione anche qua, dall’altra parte del globo, ragion per cui il volo che da Alice Springs mi avrebbe dovuto portare diritto a Cairns ha subito un cambiamento di rotta ed è stato deviato su  Ayers Rock per poi proseguire per Cairns con un’ora e mezza di ritardo.  Normalmente un fatto del genere viene visto da chi vola come una una enorme seccatura ma io questa la considero una opportunità:  poco dopo l’ora del tramonto l’aereo è passato sopra ad Uluru ed ho visto “la roccia” dall’alto con il tramonto, alla faccia ti tutti quelli che spendono centinaia di dollari per il giro in elicottero (per fortuna sono riuscito ad accattarmi un posto finestrino)!

Arrivo a Cairns, piove che Dio la manda, sono alle 10 di sera passate e la reception del motel che ho prenotato è già chiusa, la mia chiave è dentro una cassaforte ma il codice che mi hanno dato per aprirla non funziona, ho dovuto tirare giù dal letto la “night caretaker”, non riesce ad aprire la cassaforte nemmeno lei, per fortuna siamo in bassa stagione e mi assegna al volo un’altra stanza, per un attimo ho temuto di dover passare la notte sotto la veranda!

Outback Tour

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Ore 6:05 del mattino: il pulmino di Adventure Tours Australia mi preleva all’Hotel di Alice Springs, al suo interno poche persone dalle facce assonnate, la nostra guida si chiama Miles è un simpatico “Country Boy”, grande e grosso che indossa il tipico cappello Akubra a tesa larga, mi appioppa subito il compito di traduttore inglese-francese per una signora che partecipa al tour e ha grosse difficoltà con l’inglese…. cominciamo alla grande! il mio francese ha decenni di ruggine ma riesco comunque a farmi capire.
Dopo una mezzoretta di giro tra vari hotel e ostelli per prelevare il resto del gruppo e aver sbrigato un po’ di formalità nell’ufficio del tour operator si parte in direzione Sud-Est con destinazione Kata-Tjuta, 365 Km di strade praticamente deserte nel mezzo del bush australiano per un totale di quasi 4 ore e mezza di guida.
Prima fermata in una “Camel farm”, un allevamento di cammelli dove, oltre alla sosta tattica per bisognini e caffè, chi vuole può farsi un giretto a pagamento su un cammello, no grazie! Ho già provato l’ebrezza del cammello in Egitto e non mi ha per nulla entusiasmato, qua dovrei pure pagare! Vado a bermi quello che qua chiamano un caffè al bar della fattoria, bleah! forse era meglio fare il giro sul cammello!
I cammelli non sono una specie nativa dell’Australia, furono introdotti senza successo per la prima volta nel 1840 e poi con successo nel 1860, le loro caratteristiche ne facevano l’animale ideale per le spedizioni ed il trasporto di merci nel deserto australiano ma con l’avvento dei treni e delle automobili il loro ruolo venne meno, il governo chiese quindi agli allevatori di abbatterli in quanto animali non nativi, gli allevatori non se la sentirono e li lasciarono andare liberi nel deserto, risultato: attualmente si stima cha ci sia più di un milione di cammelli selvatici che gira liberamente per il bush australiano provocando gravi danni all’ecosistema. Di tanto in tanto qualcuno per divertirsi organizza sessioni di caccia al cammello dagli elicotteri ed abbattono centinaia di cammelli . Malgrado questo sport, stando a quanto ci racconta Miles, i cammelli rappresentano tuttora un grosso problema per l’ecosistema del bush australiano.
La sosta successiva è a Yulara al campeggio permanente dove passeremo la notte, qua scarichiamo bagagli e vettovaglie e prepariamo un veloce pranzo.

Kata-Tjuta

Kata-Tjuta

Nel primo pomeriggio giungiamo finalmente al parco nazionale di Kata-Tjuta i cui proprietari tradizionali sono gli aborigeni Anangu, ai quali il governo australiano ha formalmente riconsegnato il territorio nel 1985. Dal 1987 il parco nazionale di Kata-Tjuta con le sue formazioni rocciose di Uluru e dei Monti Olga è uno dei luoghi Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Kata-Tjuta - Valley of the Winds

Kata-Tjuta - Valley of the Winds

La nostra prima visita si snoda sul percorso della “Valley of the Winds”, un sentiero di 7 Km e mezzo tra le 36 formazioni rocciose a forma di cupole di Kata-Tjuta (o Monti Olgas). Kata-Tjuta è un luogo sacro per gli aborigeni ed ha per loro una grande importanza spirituale, qui vengono ancora tenute alcune cerimonie aborigene e le leggende e le storie su questo luogo vengono passate di generazione in generazione ed è vietato condividerle, motivo per cui al di fuori della comunità aborigena la conoscenza del significato di questi luoghi è solamente superficiale.
Il sole picchia forte ed il continuo ronzare degli insetti intorno alla faccia è una grossa seccatura ma percorrere questo sentiero che di snoda tra alcune delle cupole di Kata-tjuta e offre alcuni punti panoramici veramente mozzafiato ne vale certamante la pena.
Non tutti i percorsi tra le cupole sono visitabili, molti luoghi sono considerati sacri dagli Anangu e non sono nè visitabili nè fotografabili, chi viene beccato ad uscire fuori dal percorso tracciato incorre in salatissime multe.
Terminata la visita alla Valley of the Winds tutti di nuovo pullman e via di corsa verso Uluru, bisogna arrivare in tempo per il tramonto!
Uluru (noto anche con il nome di Ayers Rock) è un monolite roccioso di arenaria rossa isolato nel mezzo del deserto australiano famoso in tutto il mondo per la varietà di colori che assume nelle diverse fasi della giornata quando la luce del sole la colpisce con diferenti angolazioni. Il suo punto più alto misura 348 metri ed ha una circonferenza di quasi 9 chilometri e mezzo, anch’esso è un luogo sacro nella tradizione degli Anangu, prima che diventasse un attrazione turistica era il teatro delle cerimonie di iniziazione all’età adulta dei maschi aborigeni; in alcune parti della montagna dove gli uomini Anangu praticavano alcuni rituali l’accesso alle donne aborigene è vietato ed addirittura vietato ai turisti fotografere queste zone per evitare che le donne aborigene le possano vedere su qualche libro o cartolina.

Uluru al tramonto

Uluru al tramonto

Miles guida a rotta di collo e riusciamo ad arrivare al punto panoramico poco prima del tramonto, qua è strapieno di turisti, moltissimi giapponese che scendono da grossi pullman con in mano calici di champagne per brindare al tramonto, noi che siamo più rozzi brindiamo con del vino bianco australiano in tazze di plastica accompagnato da dei salatini. Il tramonto è veramente spettacolare, a mano a mano che il sole scende la roccia assume tonalità di colore diverse e, sebbene sia pieno di gente, l’atmosfera ha un che di magico e speciale.
Calata la sera ritorniamo al campo dove prepariamo la cena: bistecconi di canguro e di emu, salsiccie di cammello e coleslaw, una volta ripulito tutto e lavate le stoviglie tutti a nanna, domattina la sveglia suonerà alle 5:15 per vedere Uluru al sorgere del sole!

Uluru all'alba

uluru all'alba

Uluru all’alba è spettacolare tanto quanto al tramonto, le variazioni di colore nella roccia a mano a mano che il sole sale sull’orizzonte sono emozionanti, peccato che le foto non rendono giustizia a questo spettacolo (come mi manca la mia Nikon D700….); questa volta siamo tra i primi ad arrivare e c’è molta meno gente rispetto a ieri, probabilmente sono ancora tutti a letto a smaltire i fumi dello champagne della sera prima!
Passata l’alba ci spostiamo alla base del perimetro di Uluru dove parte un sentiero che percorre tutta la circonferenza della roccia, lungo la camminata si possono osservare alcune pitture aborigene nella roccia che, come ci fa notare Miles, non sono artistiche bensì educative, sono cioè disegni pitturati sulla roccia nei luoghi delle cerimonie per insegnare ai futuri uomini le leggende che si tramandano di generazione in generazione.
Dal punto di partenza del sentiero della “base walk” parte anche una strada ferrata con la quale è possibile scalare Uluru ed arrivare in cima, alla base della strada ferrata c’è un cartello in cui gli aborigeni, nel rispetto della forte sacralità che questo luogo ha per loro, chiedono ai visitatori di non scalare Uluru. Ebbene, è tristissimo vedere in quanti se ne fottono allegramente e si scalano questi trecento e rotti metri di dislivello come se affrontassero l’Everest! Ma se non volete che la gente scala la montagna, perchè ci avete messo una strada ferrata? La risposta è perchè ci sono turisti, soprattutto giapponesi, che spendono migliaia di dollari per venire ad Uluru solo per farsi la scalatina e non ci si può permettere di perdere questo importante flusso turistico, business is business! E il rispetto va a farsi fottere! Non ho parole, questa cosa mi ha lasciato veramente l’amaro in bocca. Se volete scalare venite sulle nostre Alpi, lì non offendete nessuno, solo che il dislivello non è di 300 metri e vi dovete fare un culo così!
Il pomeriggio è dedicato allo spostamento verso il Watarraka National Park, altri 300 e passa chilometri in mezzo al deserto che ci portano al secondo campo dove pernotteremo questa sera. Lungo la strada ci fermiamo a raccogliere legna per il fuoco.
La seconda notte di campeggio dopo cena abbiamo acceso un gran fuoco e ho deciso di dormire all’aperto dentro una swag, è stata una delle esperienze più belle della mia vita, ero sotto al più bel cielo stellato che abbia mai visto, la via lattea con così tante stelle era superba, uno spettacolo indimenticabile! Abbiamo passato ore a cercare ed identificare stelle e pianeti (con l’aiutino dell’applicazione SkyVoyager sul mio iPod :-) )
Anche la mattina del terzo giorno comincia alle 5, per uno come me che ha il cronotipo di un gufo la cosa è alquanto devastante, sono 4 giorni che mi alzo all’alba e chi mi conosce sa bene che non si addice ala mia natura, il fuoco è rimasto acceso tutta notte, facciamo colazione, sbaracchiamo il campo e partiamo per Kings Canyon.

Kings Kanyon - Il giardino dell'Eden

Kings Kanyon - Il giardino dell'Eden

Il Kings Canyon si trova all’interno del Watarraka National Park, anch’esso è un luogo sacro per gli aborigeni ed è vietato ai turisti uscire dai percorsi tracciati nei sentieri. Il percorso del Kings canyon è lungo 6 km e comincia subito con una ripida salita che le guide chiamano “Heart Attack Hill” che porta sulla cima da cui parte un sentiero che costeggia il bordo del canyon. A circa metà strada una deviazione porta al “Giardino dell’Eden”, una bellissima pozza d’acqua circondata da una rigogliosa vegetazione. Le pareti del canyon si alzano per 300 metri sopra una gola da cui si aprono della viste spettacolari sul bush circostante e sulle basse cupole di arenaria che lo circondano. Alcune scene del del famoso film australiano “Priscila la regina del deserto” sono state girate proprio qui nel Kings Canyon.
Dopo pranzo ci si rimette in strada, ci aspettano 470 Km per percorrere la via del ritorno verso Alice Springs dove concluderemo il tour passando tutti insieme una allegra serata all Annie’s Place a base di birra d fish & chips.
La giornata successiva la passo ad Alice Springs, mi alzo tardissimo e mi rigenero con una bella doccia hollywoodiana (lunghissima e caldissima) ed un sostanzioso brunch. Il mio aereo parte alle 17 e ammazzo il tempo girellando per Alice springs con una bicicletta a noleggio.
Questo tour dell’Outback australiano è stata una esperienza bellissima, che consiglio a chiunque visiti l’Australia, l’organizzazione di Adventure Tours Australia mi ha molto soddisfatto, sono stato contento di aver scelto loro in quanto i loro tour sono per piccoli gruppi, non sono per niente sofisticati (… vedasi i giapponesi con lo champagne….) e rendono l’esperienza dell’Outback ancora più profonda.

Il Thorny Devil

Il Thorny Devil

Un grosso grazie a Miles, la nostra guida che si è rivelato una preparatissima fonte di notizie sui luoghi che abbiamo visitato e sulla cultura aborigena, un ottimo cuoco, un bravo guidatore ed un naturalista sfegatato, tanto da inchiodare il bus in mezzo alla strada per scendere di corsa a raccattare un Thorny Devil che attraversava la strada prima che qualche altro mezzo di passaggio lo spiaccicasse sull’asfalto.

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