A zonzo nel Down Under

Diario di un viaggio in Oceania

Visualizza gli articoli con tag Torquay

East Coast

Nessun commento

Eccovi un po’ di fotografie scattate lungo il percorso tra Cairns e Sydney.

East Coast in Camper

Nessun commento

Ritornato a Cairns ho noleggiato un camper, nei prossimi 15 giorni ho in programma di percorrere la costa Est da Cairns fino a Sydney e mi è venuto il grillo di provare l’esperienza del campeggio.
Premesso che non ho mai campeggiato in vita mia e volevo stare comodo, la mia scelta è ricaduta su un camper a 2 letti dotato di doccia e toilette, mi sono presentato all’ufficio noleggi della Britz dove, dopo aver violentato la mia carta di credito, mi hanno appioppato un furgone Mercedes da 3000 cc, lungo più di 7 metri che beve diesel come un assetato, è comunque dotato di tutto il necessario per la vita da campeggio, gli manca solo l’ingresso per l’iPod ma in qualche maniera rimedierò!

Il malefico camper...

Il malefico camper...

Dopo aver visto il DVD con le istruzioni per l’uso della mia nuova casa viaggiante mi consegnano il mezzo e comincia il mio lungo viaggio verso Sydney.
Dopo più di 3300 Km, 393 litri di Diesel, 11 campeggi, 1 notte dormita in una piazzola in autostrada, quasi 10 giorni di pioggia e innumerevoli ore di guida arrivo sano e salvo a Sydney.
In questi 14 giorni ho fatto tappa a Mission Beach, Townsville, Bowen, Airlie Beach, Yeppoon, Hervey Bay, Torquay, Yamba, South West Rocks ed Harrington, ho visto spiagge bellissime. Ad Airlie Beach mi sono fermato due giorni ed ho fatto una escursione in barca alle Whitsunday Islands, il tour è organizzato da ReefJet e prevede anche una immersione. Il giorno dell’uscita in barca il tempo è brutto e appena leviamo l’ancora comincia a piovere, il cielo è plumbeo e quando arriviamo sulla bellissima spiaggia della Whitsunday Island l’atmosfera è rovinata dal grigiore delle minacciose nubi che ci sovrastano, spero che almeno sott’acqua, dove se piove non importa, l’esperienza sia più gratificante…. le mie speranze sono vane: indossiamo muta e bombole e ci caliamo in acqua dove la visibilità è veramente pessima c’è tantissima sospensione e non si vede un accidente, una volta lasciata la corda di discesa non riesci nemmeno a vedere il tuo compagno che ti sta a fianco, risaliamo in superficie e proviamo a farci trainare dal tender in un’altro punto un po’ più vicino alla costa e scendiamo di nuovo, peggio di prima, dopo una ventina di minuti di annaspamenti decidiamo che non è cosa e ritorniamo in barca con la coda tra le gambe…. ca va sans dir che per l’occasione avevo noleggiato una fotocamera subacquea con la quale non ho fatto nemmeno uno scatto, 50$ buttati al vento (senza parlare della spesa per l’immersione…), mi è rimasta una scheda SD da 2GB pietosamente vuota (con le fotocamere subacquee sto avendo una gran sfiga!). Non sono mai stato così deluso, al mio ritorno in barca dopo l’immersione avevo una espressione da cane bastonato, meno male che Angela e Katia con la loro simpatia mi hanno tirato su il morale hanno fatto sì che la giornata non sia stata sprecata, grazie ragazze!
Tirando le somme, l’esperienza in camper è stata irripetibile, nel senso che non lo farò mai più. I motivi sono vari:
1) Il camper è maledettamente costoso: il noleggio mi è costato una fortuna (ok, ho esagerato scegliendo quello dotato di cesso e doccia, mea culpa, ciò non toglie che noleggiare il camper per una sola persona non è assolutamente conveniente)
2) Campeggiare in solitario è uno sbattimento incredibile, le seguenti azioni si ripetevano immancabilmente ogni giornata:

- Svegliati ed alzati;
- Apri tutte le tende;
- Smonta il letto;
- Prepara la colazione;
- Monta il tavolo e goditi la colazione;
- Sparecchia;
- Smonta il tavolo;
- Lava i piatti della colazione;
- Metti in ordine, ogni cosa nel suo scomparto per evitare che scorrazzi per tutto il camper mentre guidi;
- Stacca la corrente;
- Riempi il serbatoio dell’acqua e poi stacca la canna dal rubinetto;
- Svuota e Stacca lo scarico delle acque grigie;
- Svuota la fossa biologica (o come diavolo si chiama);
- Chiudi la bombola del gas;
- Butta la spazzatura;
- Assicurati che tutti i cassetti e i vani siano chiusi con il blocco per evitare che si aprano mentre guidi e spargano il loro contenuto per tutto il camper;
- Guida la tua razione di strada quotidiana….. devi arrivare a Sydney, sono più di 2700Km e in Australia il limite di velocità nelle autostrade è di 100 Km/h con rari tratti in cui ti lasciano andare alla folle velocità di 110 Km/h con cartelli dappertutto che ti intimano di andare piano, che ti ricordano che la polizia ti osserva e che il governo del Queensland ha speso parecchi soldi dei contribuienti per installare telecamere dove meno te lo aspetti;
- Fermati da qualche parte e fatti un sandwich per pranzo;
- Metti in ordine, ogni cosa nel suo scomparto…
- Assicurati che tutti i cassetti e i vani che hai aperto per farti il sandwich siano chiusi…
- Riprendi a guidare;
- Cerca un campeggio (qua alle 17:30 comincia a fare buio e alle 18:00 tutti chiudono baracca, ragion per cui una notte ho dormito in autostrada…);
- Paga il campeggio;
- Cerca la tua piazzola
- Parcheggia il camper ed assicurati che sia “in bolla” altrimenti l’acqua non scende dagli scarichi;
- Attaccati alla corrente;
- Attacca il tubo dell’acqua;
- Attacca lo scarico dell’acqua;
- Apri la bombola del gas;
- Preparara la cena;
- Monta il tavolo e goditi la cena;
- Sparecchia;
- Smonta il tavolo;
- Lava i piatti;
- Rimetti ogni cosa al suo posto;
- Monta il letto;
- Doccia;
- Chiudi tutte le tende;
- Dormi bene che domani si ricomincia da capo! E se per caso hai lasciato i finestrini aperti per goderti la brezza serale dell’oceano, prega il Signore che non siano entrate le zanzare, una notte mi hanno letteralmente mangiato vivo!
3) Una volta che sei arrivato in campeggio ed hai sistemato il camper, lo devi lasciare lì, se vuoi andare a farti un giro “in town” per berti una birra e vedere un po’ di gente o ci vai a piedi o in autostop!
4) Ha piovuto per 3/4 del tempo ed ovviamente il sole usciva nelle giornate in cui avevo pianificato di guidare!
5) in questa stagione i campeggi sono semivuoti, se ti va bene incontri coppie di pensionati che girano l’Australia in roulotte, se vogliamo vederne il lato positivo, il campeggio è tranqullissimo e di notte si dorme benissimo, non vola una mosca (zanzare permettendo!)

Vi giuro che dopo la prima settimana non vedevo l’ora di restituire il malefico camper! No! Decisamente non è vacanza! Mai più in camper da solo! La vita del campeggiatore non fa per me!

Great Ocean Road

3 commenti

La Great Ocean Road (B100) è una strada panoramica tutta curve che corre lungo la costa sud dello stato del Victoria da Torquay a Warrnambool. Fu costruita negli anni ’20 e concepita come un monumento vivente in ricordo dei cittadini dello stato del Victoria che combatterono nella prima guerra mondiale; fu completata nel 1932 e le sue viste spettacolari portarono le aree costiere da essa toccate ad un rapido sviluppo turistico.

Great Ocean Road

Great Ocean Road

Il mio viaggio comincia alle 7 del mattino, le previsioni del tempo non sono incoraggianti ma per il momento non piove, lascio Ocean Grove con serbatoio pieno e finestrino rigorosamente abbassato per godere delle viste spettacolari che questa strada offre al di là di ogni curva. Poco dopo Ocean Grove, a Thirteenth Beach la circolazione si restringe ad una sola corsia, l’altra corsia è piena di auto e caravan parcheggiati, ci sono anche alcuni van delle emittenti televisive con tanto di antennone parabolico spianato, sono in corso i campionati di surf Rip Curl, impossibile trovare un buco dove lasciare la macchina, decido di non fermarmi e proseguire, mi aspettano più di 500 Km e le lancette dell’orologio corrono!

Un canguro al campo di golf di Anglesea

Un canguro al campo di golf di Anglesea

Prima tappa a Torquay, capitale del surf del Victoria, il lungomare è pieno di negozi che vendono ed affittano mute, tavole da surf ed altri accessori per cavalcare le onde. Fisherman Beach, Front Beach, Back Beach e Bells Beach sono le bellissime spiagge di Torquay, meta di pellegrinaggio dei surfisti di tutto il mondo, qui anche le panchine sono a forma di tavola da surf!
Tra una sosta e l’altra nei vari punti panoramici da cui si godono delle viste mozzafiato arrivo ad Anglesea, piccola cittadina che si sviluppa intorno all’Anglesea River. Mi hanno detto che sui prati del Golf Club di Anglesea si possono vedere i canguri, mi infilo quindi tra le strade di Anglesea e arrivo al Golf Club, già dalla strada, al di là delle recinzioni si vede un gruppetto di canguri che fa colazione, sono bellissimi, purtroppo all’ingresso del Golf Club campeggia un cartello che avverte che non sono ammessi visitatori nel club per l’osservazione dei canguri, ma di fronte all’entrata c’è una pista da golf non recintata dove c’è un altro gruppetto di canguri, scendo quindi dall’auto armato di macchina fotografica e telecamera per avvicinarmi e fare qualche scatto (ah! come mi manca la mia Nikon con il teleobiettivo!) i canguri avvertono la mia presenza e interrompono il loro pasto per scrutarmi, io resto ad una decina di metri da loro, meglio stare distanti, non so come si comportano, sono qua da solo e non c’è anima viva in giro, dopo avermi preso le misure riprendono tranquilli a mangiare. Sono bellissimi, me li aspettavo più grandi, peccato che siano fermi a mangiare e che non saltellino in giro, ci sarebbe scappata una bella ripresa. Spero di incontrarne altri.

Il faro di Point Split

Il faro di Point Split

Passando per Aireys Inlet e le sue bellissime spiagge arrivo al faro di Point Split, costruito nel 1891, automatizzato nel 1919 e tuttora operativo è alto 34 metri e la sua lampada alogena al tungstesno da 1000W si trova a 66 metri sul livello del mare ed è visibile da una distanza di 20 miglia nautiche. Putroppo a quest’ora non è ancora aperto per la visite al pubblico.
Proseguo il mio tour passando per Lorne ed Apollo Bay fermandomi ad ammirare le stupefacenti viste sull’oceano dagli innumerevoli punti panoramici disseminati lungo la strada, il più spettacolare di tutti è il Teddy’s Lookout.
Superata Apollo Bay la Great Ocean Road lascia la costa per inoltrarsi verso l’interno attraversando il Great Otway National Park, il paesaggio cambia drasticamente e la Great Ocean Road traccia le sue curve attraverso dei bellissimi boschi, qui è d’obbligo deviare a Sud sulla strada che porta a Cape Otway dove sorge il più antico faro d’Australia. Un tratto della strada per Cape Otway passa attraverso una foresta di Eucalipti sui cui rami oziano alcuni gruppi di Koala, impossibile non guidare con il naso all’insù alla ricerca di uno di questi graziosi animaletti appollaiato sul suo ramo!

un Koala

un Koala

In questo tratto di strada le soste sono innumerevoli, non mi aspettavo di trovare così tanti Koala, uno addirittura è sceso a mangiare a pochi metri di altezza e siamo tutti lì a guardarlo e a fotografarlo, è bellissimo e buffissimo, ma soprattutto, è sveglio, tutti gli altri se la dormono allegramente perchè un Koala dorme 19/20 ore al giorno e il resto della giornata lo spende mangiando… dicono che sia colpa della loro dieta a base di foglie di Eucalipto che in qualche modo li “ubriaca” e li fa dormire così a lungo.

Terminato il tratto di bosco si arriva al faro di Cape Otway dove, oltre al faro, si possono visitare le case dei guardiani, la postazione del telegrafo ed una stazione radar costruita durante la seconda guerra mondiale. Il faro non è più operativo ed è visitabile, la vista dall’alto è magnifica, peccato che la giornata sia nuvolosa e che incominci a piovere. Il faro di Cape Otway fu costruito nel 1846 ed acceso nel 1848, il 1994 è l’anno della sua disattivazione.

i 12 Apostoli

i 12 Apostoli

Per fortuna l’acquazzone dura poco meno di un quarto d’ora, riprendo la mia marcia in automobile e punto a Nord per ritornare sulla Great Ocean Road resistendo alla tentazione di fermarmi a fotografare altri Koala lungo la via.
L’ultima tappa sulla Great Ocean Road è Twelve Apostles (i Dodici Apostoli), il luogo più famoso della Great Ocean Road dove le onde dell’oceano si infrangono contro alte scogliere di pietra calcarea e l’azione secolare dell’erosione ha scavato 12 faraglioni bellissimi e maestosi (negli anni alcuni di essi sono crollati, attualmente dei dodici originari ne sono rimasti solamente 6), la sosta è obbligata, dal parcheggio si percorre a piedi un sentiero di camminamenti in legno che porta ad una piattaforma di osservazione in cima alla scogliera.

i 12 Apostoli

i 12 Apostoli

Questo posto è veramante magico, la vista è commovente e grandiosa, le onde che si infrangono sui faraglioni producono scintillanti spruzzi d’acqua, tira un vento fortissimo ma rimarrei qua incantato ad osservare questa meraviglia per ore e ore. Le nubi scure e minacciose che ricoprono il cielo danno alla vista una atmosfera particolare. Questo tratto di costa è soprannominato Shipwreck Coast perchè è stato testimone di tanti naufragi, numerosi sono i relitti visitabili e con questa atmosfera è facile immaginarsi terribili storie di navi che si schiantano su queste rocce insidiose.
Cala la sera e la luce comincia a diminuire, ritorno al parcheggio e vado all’eliporto, voglio vedere i dodici apostoli dall’alto! Sorpresa! Essendo un viaggiatore solitario, o pago l’elicottero per due (manco a pensarci, già per uno è un salasso), o aspetto che qualche altro girovago solitario si presenti per lo stesso giro che voglio fare io, mancano 5 minuti alla chiusura e ovviamente non si presenta nessuno, mi rimane l’amaro in bocca ma ho risparmiato 150$. Adesso ho un buon motivo per tornare, prima o poi!

The Arch

The Arch

Riprendo la strada, ci sono ancora alcuni punti panoramici che devo vedere prima che scenda il buio: The Arch, un arco di roccia e il London Bridge che un tempo era un doppio arco che partiva dalla terraferma, ora rimane un solo arco, isolato, la parte che lo collegava alla terraferma è crollata nel 1990 con grande disappunto dei turisti che si trovavano sulla estremità dell’arco e che sono stati recuperati con l’elicottero, per fortuna il crollo non ha ferito nessuno.

il London Bridge

il London Bridge

A Warrnambool termina le Great Ocean Road e comincia a piovere sul serio, ritorno ad Ocean Grove prendendo la A1, una strada più corta e più veloce che taglia attraverso l’interno, mi aspettano 250Km sotto una pioggia torrenziale lungo una strada dove abbondano gli inquietanti cartelli di “pericolo attraversamento animali”; ho sentito dire che se sbatti contro un canguro quello che si fa più male sei tu e la macchina la butti via!
Nessun animale mi attraversa la strada, l’iPod suona Vasco Rossi ed arrivo ad Ocean Grove che sono le 10 passate, è stata una giornata intensa e stancante ma ne è valsa assolutamente la pena, ho visto posti magnifici, se venite in Australia dovete visitare la Great Ocean Road!

Vista sulla costa da Cape Patton

Vista sulla costa da Cape Patton

Spiaggia

Spiaggia

Attenzione: attraversamento animali!

Attenzione: attraversamento animali!

Powered by WordPress Web Design by SRS Solutions © 2012 A zonzo nel Down Under Design by SRS Solutions